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Corsi 2018-06-16T15:07:11+00:00

10 incontri dalle 19.00 alle 20.30

IL TEATRO DI NOI

Ascoltarsi e darsi voce, attraverso il metodo Linklater

Corso di teatro rivolto a chi ha voglia di approfondire la propria consapevolezza fisica e, attraverso di essa, dare voce a quelle parti del corpo–anima che hanno voglia di raccontarsi. Per addentrarci in questa scoperta e per liberare la voce naturale, utilizzeremo il metodo Linklater che attraverso la percezione del respiro e delle vibrazioni, aiuterà a metterci in ascolto e a far emergere alcuni aspetti di noi magari sorprendenti, o che già conoscevamo, con uno nuovo slancio. 

Il lavoro di consapevolezza fisica ci condurrà al nostro respiro, e dal respiro alle vibrazioni: come un albero che ha bisogno di radici per arrivare ai frutti, proveremo a dare voci alle diverse parti del nostro corpo che vogliono raccontarsi.

Il lavoro d’immaginazione guidata, percezione della nostra tensione\rilassamento, scrittura guidata, esercizi di percezione a coppie, che fanno parte del metodo Linklater, inizieranno a costruire quella “geografia rinnovata “ del nostro corpo e della nostra voce, e a quel punto utilizzeremo la libertà acquisita per articolare in pensiero che si fa voce le nostre nuove scoperte; sarà forse la voglia di battezzare poeticamente le nostre sensazioni-emozioni-percezioni, magari con dei nostri scritti, o affidandoci ai poeti e drammaturghi che più amiamo che riescono  in quel momento a  dar voce meglio di noi, a noi stessi.

Tutto questo lo scopriremo durante il nostro viaggio, il cui itinerario seguirà elementi del metodo Linklater, e lascerà ai partecipanti scrivere nel proprio diario di bordo, le parole chiave, i verbi parola d’ordine, le frasi mantra che guideranno il nostro cammino verso la possibilità di trovare, insieme al gruppo, l’espressione più vicina possibile alla nostra autenticità, attraverso la poesia, la drammaturgia, i nostri appunti che divengono  partitura scenica  del viaggio verso noi stessi, consapevoli che c’è sempre un velo in più da togliere, e non è mai l’ultimo, e soprattutto che la dimensione del teatro come condivisione, come svelamento più che rappresentazione ci aiuta e ci alleggerisce in questa visione di noi tridimensionale.

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